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Disturbi alimentari, 5.000 pazienti in Piemonte. Ma servono 2 anni per trovare il giusto medico

Genitori e Familiari insieme contro i Disturbi del Comportamento Alimentare

Il 15 marzo si celebra la Giornata nazionale del Fiocchetto lilla per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema

di Lorenza Castagneri

TORINO – Anoressia, bulimia, obesità legata a disturbi mentali. Un’emergenza che in Piemonte non è finita. Sono almeno 300 i nuovi casi di disturbi alimentari registrati solo a Torino ogni anno. Eppure, nonostante l’esistenza di una rete di centri specializzati, occorrono in media due anni per arrivare ai giusti specialisti – lo psichiatra in collaborazione stretta con il dietologo – per una corretta presa in carico del paziente. È l’allarme lanciato dal Centro esperto regionale per la cura dei Disturbi del comportamento alimentare ospitato all’interno della struttura complessa universitaria di Psichiatria dell’ospedale Molinette- Azienda Città della Salute, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto lilla, che si celebra il 15 marzo.

«I dati piemontesi sono in linea con quelli italiani. Anche nella nostra regione un’assistenza che purtroppo è ancora a macchia di leopardo: abbiamo una buona rete a Torino, Novara, nella zona di Cuneo ed esiste un polo a Lanzo Torinese, ma altrove resta da lavorare», commenta Giovanni Abbate Daga, ordinario di Psichiatria e responsabile del Centro. Qui si vedono i casi più complessi. Sono 150 i ricoveri effettuati ogni anno, fino a dodici ogni giorno i pazienti che frequentano il day hospital psichiatrico diretto da Carlotta De Bacco dal mattino a metà pomeriggio, ma sono almeno 5.000 le giovani piemontesi che combattono contro anoressia, bulimia e disturbo da bingeeating, talvolta già a otto anni di età. Sempre più presto. E oggi la malattia tende a prolungarsi maggiormente nel tempo: alle Molinette ci sono pazienti anche di trent’anni, in cura da almeno sei o sette, che non sono ancora riuscite a vincere questo fantasma dell’anima. Che a volte ha il sopravvento: anche in Piemonte di anoressia si muore ancora, non tanto per la malnutrizione come accade in altri territori, quanto per la decisione dei pazienti, stremati, di farla finita.

«Per questo – spiega Abbate Daga – occorre una organizzazione migliore delle risorse, in modo che quelle con esperienza pluriennale possano dedicarsi ai casi più gravi. In questo, il Piemonte sta compiendo proprio in queste settimane un passo avanti importante: si sta creando un miglior collegamento tra la Rete degli psichiatri e quella dei nutrizionisti. Un lavoro che permetterà anche di curare meglio le persone sul loro territorio di residenza, in modo tale che la malattia non incida troppo sulla vita quotidiana del paziente e su quella della sua famiglia su cui l’impatto di un disturbo alimentare è già molto forte». Anche per questo, i medici sono al lavoro per creare anche a Torino una associazione di famiglie, sull’esempio di quelle presente a Lanzo Torinese. Ma la Giornata del Fiocchetto lilla è per i professionisti anzitutto l’occasione per riaccendere l’attenzione sul problema in generale, per fare conoscere i servizi esistenti e, pure, per sottolineare l’importanza di avere più personale altamente qualificato per affrontare questi temi.

https://torino.corriere.it/salute/19_marzo_14/disturbi-alimentari-5000-pazienti-piemonte-ma-servono-2-anni-trovare-giusto-medico-dc6ee8f2-467f-11e9-a4ff-e29a115180ab.shtml